ELLI RIEHL "Das Brauen der Feuerwolken + Alraun" review on
RAUNEND (Italian text)
Dopo aver pubblicato un 7" ed un LP per l'Hauruck, entrambi ottimi, i misteriosi Elli Riehl approdano alla corte della nostrana Punch Records e sfornano un nuovissimo album.
L'artwork in digipack è notevole e perfettamente in linea con quanto proposto dagli austriaci: molto colorato e psichedelico, sfoggia inquietanti sagome umane (?) e forme di alberi di fitte e tetre foreste. Il booklet inoltre riporta tutti in testi con relativa traduzione in inglese.
Proprio i testi potrebbero esser un punto di partenza per comprendere meglio quanto proposto... Si tratta infatti di leggende e rituali magici messi in musica e narrati dalla voce distorta di Elli Riehl... Spesso i protagonisti di queste "fiabe nere" sono i bambini e ciò riconduce a certe "storielle" che vinvano raccontate nel Nord-Europa il cui obiettivo era più quello di spaventare i bimbi e metterli in guardia dai pericoli della vita piuttosto che quello di addormentarli.
La musica pertanto non può che rispecchiarne l'atmosfera: una sorta di musica ambient il cui scopo è quello di creare un'aurea tetra e malsana... Immaginate di trovarvi in una foresta di alberi morti nel cuore della notte buia dove ogni minimo rumore desta la vostra attenzione e... preoccupazione: voci grottesche o sussurrate, passi misteriosi, note d'organo, rintocchi di campane o orchestrazioni da brividi.
Difficile stilare una descrizione di questo lavoro traccia per traccia poichè non è dal lato puramente musicale che i nostri vanno presi in considerazione; qui a colpire sono le atmosfere, le emozioni. Potrei citare l'iniziale "Taufr" e la successiva "Tanzgelag" che davvero risulta glaciale per l'uso sinistro del violino che comunque è protagonista per tutta la durata del lavoro.
L'aggettivo che però più di altri salta in mente è "minimale" in quanto rispetto al precedente lavoro, le composizioni sono più rarefatte e meno orchestrali. L'uso dei campionamenti è decisamente migliore e nel complesso è un passo avanti rispetto a quanto già proposto.
Menzione a parte meritano "Galdr" e "Der Seid": la prima è un piccolo capolavoro che dimostra cosa sanno fare Elli Riehl quando "giocano" con il black metal!! Accanto ad ottimi riff di stampo nordico (ottimo il suono delle chitarre!) ritroviamo tutte le peculriarità del sound targato ER: violini, effetti e ridontanti tastiere creano un'atmosfera davvero malsana; la seconda invece ci propina un black metal nudo e crudo, e peraltro molto violento, senza nulla concedere alla melodia o influenze di ambient music (salvo nel finale). "Solo" batteria a mille, chitarre taglienti ed indiavolate sopra cui si staglia la tipica voce, unico segno distintivo del loro suono.
Nel complesso davvero un ottimo lavoro anche se prima consiglierei un ascolto preventivo trattandosi di una proposta molto particolare. Dovendo andare più a fondo, consiglierei a Elli Riehl di esplorare ulteriormente la vena black metal unendola alla loro tipica proposta così da rendere il tutto un po' più vario e "movimentato".
Ma non finisce qui: con le prime 300 copie di questo lavoro troverete in allegato un altro album inedito di Elli Riehl dal titolo "Alraun"!! E se la loro musica vi pareva troppo "strana", beh... qui c'è pane per i vostri denti!! Certo di musica è difficile parlare anche se restiamo sicuramente nel filone ambient...
Tutto il lavoro (10 tracce - 35 minuti) è costruito su un gioco di voci ed effetti d'ambiente... ! Avete capito bene! Non c'è traccia di strumenti (a parte una schitarrata nella traccia numero sette) solo cori disturbanti, voci sussurrate e maledette, rumori di passi, gorgoglii... E' come esser sotto effetto di qualche pianta sacra ed esser lascati soli in un bosco nel bel mezo della notte!! Pazzesco!
Che dire, se vi piacciono questi Elli Riehl conviene acquistare l'edizione limitata... diversamente entrate a vostro rischio e pericolo!
ELLI RIEHL "Das Brauen der Feuerwolken + Alraun" review on
VER SACRUM (Italian text)
Anche se c’è chi si ostina a negare l’evidenza, non pochi di coloro della mia generazione che si sono avvicinati poi a dark-ambient e sonorità affini sono passati dal black metal. E, al di là del folklore del caso, dal genere sono partite diramazioni e contaminazioni capaci di scavalcare il loro stato di ghettizzazione. Ma il progetto austriaco Elli Riehl intraprende una via ancora più personale, limitando al black metal comunemente inteso due soli brani (“Galdr” e “Der Seid”), e conferendo il mood emozionale del genere in partiture black-ambient gelide, intrise di un passato-presente narrato da una voce malefica e così ferma da dare l’impressione di essere inumana. “Das Brauen der Feuerwolken” ha la medesima attitudine fredda e tagliente di certi album di dieci, quindici anni fa, ma alla furia dei suoni predilige esprimersi in maniera malvagia e sottile, squarciando con un folle brivido di archi l’atmosfera plumbea di “Tanzgelag”, intensificandosi nella tensione lenta ed esasperata di “Klammleut”, dando un suono alla paura dell’ignoto in “Luftgeister”, ideali accompagnamenti di episodi sospesi tra la leggenda e l’incubo, scanditi da una voce spigolosa, rigida, che pare provenire da quella stessa dimensione di cui narra gli eventi. E ogni brano è saturo di un male irresistibile. Come se fosse lo stesso immaginario di Elli Riehl a volersi fare suono, a orchestrare il suo buio fascino. Le prime 300 copie di “Das Brauen der Feuerwolken”, inoltre, includono un ulteriore cd, “Alraun”, in cui la sperimentazione di questo progetto giunge all’estremo, con brani costruiti su voci e rumori provenienti dal bosco… sicuramente meno articolato ma non privo dei suoi elementi di malvagio interesse. Il nome Elli Riehl merita attenzione sia per l’effettiva qualità dell’album, sia per il modo in cui ha trascritto un feeling perso ormai dietro vituperati carrozzoni in fiaccole e face-painting. Un album caldamente (ehm…) consigliato a chi ha battuto in ritirata deluso dalla deriva conformista del black metal che fu, e ne ama le forme meno usuali, la tentacolarità che in maniere diverse ha fatto percorrere al genere le strade più disparate per giungere a mete sempre più lontane. O a costruirne di nuove. E sempre più buie e impenetrabili.
(LilleRoger)